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Categoria: Internet

Mantaining qmail in 2019

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nuovi certificati SSL by Let’s Encrypt

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httpsTra ieri ed oggi ho cambiato il certificato SSL utilizzato sui siti web di lonestar.it e unixportal.net, e per i servizi di posta SMTP/IMAP di mail.lonestar.it.

Fino ad oggi avevo utilizzato un certificato di tipo wildcard, regolarmente acquistato su StartSSL. Si trattava di un servizio tutto sommato economico per procurarsi un certificato wildcard valido 2 anni. La comodità consiste nel fatto che il certificato era valido per *.lonestar.it, e quindi in qualunque servizio del network.

Ma la Certification Authority di StartSSL è stata deprecata dai maggiori browser a causa di alcune violazioni commesse dopo l’acquisizione da parte di una azienda cinese.

Come conseguenza, a partire dalle versioni recenti di Firefox e Chrome, i certificati emessi da questa authority non vengono più accettati come validi (colore verde accanto alla barra dell’url), ma vengono invece indicati come non riconosciuti (colore rosso accanto alla barra dell’url).

Allora ho deciso di iniziare a utilizzare il servizio gratuito di Let’s Encrypt, che molto successo ha guadagnato in tempi recenti per via della nuova filosofia di rilascio gratuito di certificati a chiunque, per tempi brevi (90 giorni al massimo), in modo da incoraggiare l’adozione dei protocolli https e tls da parte di tutti.

La breve durata dei certificati impone il passaggio a un meccanismo automatico di rinnovo e sostituzione, rispetto alla consuetudine precedente di ottenere un certificato valido per alcuni anni e quindi procedere a installarlo manualmente nei vari server coinvolti.

Let’s Encrypt offre un client ufficiale basato su python per eseguire queste operazioni automatiche sulle distribuzioni più diffuse e per i servizi più comuni. Ma siccome io utilizzo Slackware come distribuzione e s/qmail come servizio di posta, ho preferito utilizzare lo script Dehydrated, che si basa su bash e curl.

Quindi ho messo a punto alcuni script che richiedono i certificati, non più wildcard ma nominativi per ciascun servizio, e li installano dove necessario.

Sembra funzionare tutto 🙂

Da Google Reader a TT-RSS

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google-readerE così ci siamo. Domani, 1 luglio 2013, Google Reader chiude definitivamente.

Quando Google ha annunciato tra i servizi di prossima dismissione il nome di Google Reader, la notizia ha fatto scalpore, in quanto si tratta di un servizio usatissimo, per quanto non molto appariscente, e non si riteneva che fosse “a rischio” tra la pletora di servizi utili e inutili che Google avvia e dismette nel corso degli anni.

Ma in un certo senso si tratta comunque di un servizio di nicchia, anche se una grossa nicchia, in quanto rivolto a persone di una certa competenza tecnica, che sanno ricercare i link RSS dei propri siti preferiti, sanno organizzarseli in gruppi, sanno usare un lettore di news locale, ecc.

Inoltre si era già manifestata una certa intenzione di Google di passare ad un modello di offerta di notizie con sottoscrizione non necessariamente gratuita, in modo da poter siglare accordi con testate giornalistiche a cui rigirare una parte degli utili, per tirarsi fuori dalle svariate accuse di assassinio della stampa e del giornalismo professionale. In questo senso il servizio Google Currents si inserisce meglio del Reader, pur essendo basato sostanzialmente sulle stesse tecnologie, in quanto si presenta come qualcosa di più “patinato“, usabile da utenti meno esperti, e vendibile come piattaforma per servizi a pagamento da parte degli editori di carta stampata.

Ad ogni modo, dal momento dell’annuncio si è aperta la caccia al sostituto di Google Reader per chi vuole continuare a gestire il proprio flusso di notizie in maniera sostanzialmente invariata. Quasi tutti i servizi alternativi erano comunque dipendenti da Reader in qualche modo, quindi chi ha voluto sopravvivere ha dovuto spendere tempo e denaro nella creazione di un motore autonomo. Ce ne sono comunque parecchi e quindi la situazione non è disperata.

Il successore più votato ed accreditato è Feedly. Un servizio principalmente orientato a smartphone e tablet, quindi tramite l’uso di un’app specifica. Reader invece era un servizio nato prima del boom del mobile, e quindi pensato per essere usato essenzialmente da web, anche se era dotato di apposite app. Ovviamente anche Feedly può essere usato da web.

Tuttavia la mia scelta fin da subito si è orientata verso qualcosa che non dipendesse più dalle decisioni di un provider esterno. A qualunque altro servizio si passi dopo la chiusura di Google Reader, esiste sempre il pericolo latente che tra qualche tempo il servizio venga chiuso, che l’azienda venga acquisita da altri, che il servizio passi da gratuito a pagamento, e così via dicendo.

Quindi ho preso in considerazione solo due strade: l’uso di un client locale che scarichi le news direttamente dai vari feed dei siti, oppure l’uso di un portale web autonomo che vada a scaricare i feed inserendoli in un db sql e che sia poi consultabile via web e tramite client.

Per la prima strada, esistono alcune soluzioni “storiche” come Liferea, Akregator, ecc. le quali però hanno limitazioni varie e inoltre tendevano comunque ad appoggiarsi sempre al motore di Google per la fase di effettiva aggregazione delle notizie. Siccome sono già dotato di server esposto su internet, l’idea del portale web pubblico, accedibile dall’esterno e dai vari dispositivi che possiedo, è quella che mi ha attirato di più fin da subito.

Di conseguenza la mia scelta è caduta su Tiny Tiny RSS (TT-RSS). Si tratta di un software in PHP che esiste da diverso tempo, ma che ha avuto una spinta particolare da quando si è sparsa la notizia della chiusura di Google Reader. Richiede un server http, un database SQL e il PHP. Nulla di particolarmente difficile per chi utilizza normalmente Linux. E’ dotato anche di un client Android che è abbastanza completo ed efficace. Utilizza inoltre una tecnologia di plugin che consente di espanderlo con varie funzionalità, compresa quella particolarmente utile di poter condividere gli articoli desiderati sui social network o via email. Le feature crescono di continuo e sono già da molti punti di vista superiori a quelle che offriva Reader, senza contare poi che negli ultimi mesi sono fioccati i temi grafici per la parte web che tendono a riprodurre in maniera pressoché perfetta l’aspetto esteriore dell’interfaccia di Google Reader.

Il pregio più importante di questa soluzione, dal mio punto di vista, è che si tratta di una soluzione definitiva. Non dovrò cambiarla mai più, in quanto non è un servizio che potrà mai chiudere o cambiare, a meno che non sia io a volerlo per una mia necessità.

Inutile dire che TT-RSS si aggiunge quindi ai servizi che LoneStar Network offre ai suoi utenti, anche se poi in effetti lo uso solo io. Ad ogni modo se qualcuno dei miei users legge questo articolo ed è interessato, non ha che da scrivermi.

No more Webshots

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Nel mondo di internet sono pochi i servizi che esistono da 20 anni. Persino l’onnipotente Google esiste soltanto da circa 14 anni, e io ricordo ancora un sacco di servizi popolarissimi risalenti a periodi precedenti e di cui non c’è più alcuna traccia.

Webshots esiste dal 1998, ed è nato come servizio di download di immagini da usare come sfondo (wallpaper) di Windows, aggiungendo poi nel giro di breve la possibilità di caricare foto da parte degli utenti, e di esporli in aree tematiche agli altri utenti, consentendo di votarle, scaricarle come proprio sfondo, inserirle in siti terzi tramite url, ecc. Insomma, un po’ quello che fa Flickr – anche se non esattamente – ma da prima che ci fosse Flickr.

Con gli anni si è sviluppata una comunità vasta e attiva, e molto focalizzata, composta soprattutto da fotografi professionisti e amatoriali di alto livello, alquanto diversa da quelle che si sono formate negli anni successivi intorno ad altri servizi di sharing di immagini, che sull’onda delle novità di internet si sono popolati principalmente di utenti giovani e dotati di apparecchiature poco professionali (principalmente cellulari e macchine fotografiche digitali economiche), e con un interesse marginale per la fotografia artistica.

Webshots come azienda negli anni è passata di mano diverse volte, e per una certa fase della sua vita è stata anche un affare piuttosto redditizio, tanto da consentire ai creatori originali di incassare notevoli cifre a seguito della prima cessione. Circa 5 anni fa American Greetings, un colosso americano dei biglietti di auguri, ha acquistato Webshots e sembrava intenzionato a infondergli nuova vita.

Il tutto è andato avanti finora in tutta tranquillità per gli utenti del servizio, che hanno continuato pacificamente per decenni a condividere le loro foto, a scaricare sfondi, a pagare la sottoscrizione annuale, e a ritenere che non ci fossero problemi di sorta.

Invece il 1 ottobre 2012 arriva il fulmine. Sulla pagina Facebook dedicata a Webshots compare un annuncio: il servizio è stato ceduto da American Greetings a due dei suoi creatori originali, i quali sono felici di annunciare che hanno concepito un nuovo servizio di cloud storage delle immagini. Il vecchio sito morirà il 1 dicembre, e il nuovo servizio supporterà solo alcune delle precedenti funzioni, avendo un diverso orientamento di fondo.

La reazione della comunità degli utenti è stata una delle più stupefatte e addolorate che abbia mai visto. In tanti anni ho visto chiudere o cambiare radicalmente tantissimi servizi e siti online, e in genere c’è sempre una certa reazione negativa da parte di un gruppo di utenti di solito ridotto, una reazione possibilista da parte della gran parte dei membri, e una reazione entusiasta da parte di quelli che già sapevano delle novità, o che avevano tanto da lamentarsi del vecchio servizio. In questo caso invece la reazione negativa è stata unanime. Gente che posta foto da 10, 15, 18 anni letteralmente in lacrime all’idea di perdere gli amici di tutti i giorni, di non poter più partecipare ai contest mensili, di non poter più vedere nuove immagini.Tutti sorpresi da una notizia di cui fino a poche ore prima non c’era il minimo sentore. Soprattutto gli utenti paganti che fino al giorno precedente si erano visti regolarmente rinnovare la sottoscrizione periodica per un altro anno di un servizio che invece non ci sarebbe stato più, non nella forma per la quale avevano pagato.

Il comunicato iniziale dei gestori tutto orientato ad annunciare con gioia il nuovo servizio e a liquidare laconicamente chi ancora fosse interessato a un sito web “1.0” a rivolgersi ad altri servizi come Flickr, Instagram, ecc.

Ma il tono delle reazioni è stato talmente indignato da costringere i gestori, che inizialmente avevano forse sperato in una calda accoglienza, ad assumere un atteggiamento più contrito, a dichiararsi dispiaciuti per la perdita inflitta alla comunità (che di fatto viene annullata), a spiegare che i costi di mantenimento del sito di Webshots ammontano a qualche milione di dollari l’anno e che l’insostenibilità di tali spese era stata già decretata da 6 mesi, per cui senza questo intervento di salvataggio in realtà il sito sarebbe già stato chiuso.

In fretta e furia sono stati preparati i moduli per chiedere il rimborso delle quote di sottoscrizione pagate, facendo lievemente trasparire l’illusione iniziale che l’accoglienza sarebbe stata ampiamente positiva e che tutti o quasi avrebbero continuato a pagare per il nuovo servizio, senza che ci fosse bisogno di pensare a rimborsi.

Per farla breve comunque, presto dunque sparirà uno dei portali di fotografia più noti e usati, e senza dubbio quello che esiste da più tempo, lasciando tanta tristezza, delusione, e qualche community di utenti timidamente migrata su Flickr e su Facebook.

Personalmente mi sono abbonato a Webshots nel 2001, e da allora l’ho utilizzato principalmente come fonte giornaliera di nuovi sfondi per il desktop dei miei vari pc in partizione Windows. La collezione di immagini scaricate può essere preservata e convertita dal formato proprietario che usa il client Webshots a semplici file jpg, quindi almeno lo storico e il ricordo di quello che è stato un servizio molto bello e amato possono essere preservati.

E’ uscito Firefox 4!

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Come era stato già preannunciato, oggi 22 marzo è uscito ufficialmente Mozilla Firefox 4.0. E nel giro di meno di 3 ore ha già superato 1 milione di download e si avvicina ai 2 milioni. Il download si può effettuare dal sito Mozilla, anche se a chi usa Linux dovrebbe essere noto che è preferibile installarlo tramite i mezzi offerti dalla propria distribuzione, dato che il pacchetto Linux che viene fornito da Mozilla Foundation non è personalizzato e non è dotato di un meccanismo di installazione specifico.

Il team Mozilla ha messo su un fascinoso portale sul quale seguire l’evoluzione dei download, con contatore, mappa mondiale per vedere da dove partono i collegamenti, e link a Twitter per seguire tutti coloro che stanno invianto tweet di gioia o di commento all’evento.

Adesso che il browser è uscito ufficialmente, probabilmente anche tutte le estensioni e i plugin che fino a questo momento non erano stati aggiornati per la compatibilità con la nuova versione – che comunque erano piuttosto pochi – cominceranno a seguire la novità.

Sono anche già disponibili le versioni nazionalizzate, come quella italiana. Inoltre anche la mia Slackware Linux, nella versione Current, ha già inserito il package ufficiale di Firefox 4. Per chi installa la versione internazionale e vuole poi inserire la lingua italiana senza dover attendere che sia pronto un package localizzato ufficiale per la propria distribuzione Linux, è disponibile l’apposito LangPack su MozillaItalia.org.

Le novità sono più o meno quelle che avevo già discusso nel mio articolo sulla beta8, a parte qualche perfezionamento e anche qualche piccola “marcia indietro“. Infatti nelle ultime beta gli sviluppatori hanno raccolto la voce di un certo quantitativo di utenti che si era lamentato per lo spostamento dei messaggi di connessione dalla status bar alla barra degli url. Dato che questi messaggi nella barra degli url passano molto più inosservati, si è sostenuto che l’utente medio non percepisca il fatto che certi rallentamenti nella visualizzazione delle pagine sono dovuti alle attese di risposta da parte del server web, e non a lentezze del browser. La lotta con Chrome sulla velocità di apertura delle pagine è ai ferri corti, e non si vuole che la gente si faccia l’idea che Firefox è lento quando la colpa magari è invece del sito che si sta visitando. Perciò è stata reintrodotta la visualizzazione dei messaggi di connessione in un box semitrasparente a comparsa, che appare al di sopra della Add-on bar in basso.

A me personalmente questa marcia indietro non è piaciuta, dato che mi ero già impegnato ad accettare mentalmente la nuova GUI di Firefox 4, e trovo esteticamente sgradevole la comparsa di questi messaggi. Inoltre io tengo la add-on bar nascosta, per estendere lo spazio visivo, e dunque questi messaggi di connessione sembrano comparire “ingiustificatamente” sulla pagina mentre navigo. Per fortuna esiste l’estensione Status-4-Evar, che permette di personalizzare vari parametri relativi alla add-on bar, che ha preso il posto della status bar di FF3. Questa estensione consente di ricreare l’estetica precedente a livello di add-on bar, ma in senso più ampio permette di personalizzare le varie opzioni un po’ come si vuole, e dunque anche di rimettere i messaggi di connessione nella barra degli url, secondo la nuova estetica più estrema che era stata concepita per Firefox 4.

Come ho già detto considero Firefox il browser in assoluto, sia per motivi storici che per la maggiore completezza e anche per un look and feel generale che preferisco. Di conseguenza spero che questa uscita contribuisca al successo di Firefox e lo riporti al top delle classifiche!

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