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Categoria: Informatica

La mia nuvola

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Fedele alle mie parole riguardo al cloud computing, ho deciso di provare a mettere su la mia installazione di ownCloud.

ownCloud è un progetto realizzato dal team di KDE che ha per obiettivo quello di realizzare una piattaforma personale per la memorizzazione condivisa di file e informazioni.

Detto in parole povere e facendo riferimento a termini ormai largamente conosciuti in tutto il Web 2.0, si tratta di un Dropbox personale, installato e gestito su un sistema di nostra proprietà, che utilizza i nostri indirizzi ip e il nostro spazio disco.

Nella pratica non è altro che un servizio WebDAV vestito a festa, con un portalino in PHP per la configurazione e la gestione. Il WebDAV non è una novità, esiste da parecchi anni, ma ora sta vivendo una nuova popolarità grazie ai vari servizi di spazio disco cloudizzato che lo usano come base.

I requisiti sono davvero minimi: ci vuole una distribuzione Linux con Apache, PHP, mySQL oppure SQLite come backend, e un po’ di spazio libero su disco. Nel mio caso ho usato la stessa macchina virtuale dove gira il servizio di monitoring, e le ho assegnato uno disco virtuale aggiuntivo all’interno del datastore di vSphere.

In verità manca ancora qualcosa affinche ownCloud abbia le stesse funzioni di Dropbox, ossia un client di sincronizzazione da installare in locale, che permetta di tenere una cartella locale in sincronia con la copia sul server e poterla poi ricopiare su diverse macchine. Il client è in lavorazione ma non è ancora utilizzabile.

Allo stato attuale si può usare ownCloud tramite webDAV da ogni dispositivo che lo supporta, ed è possibile “montare” lo spazio web in KDE con Dolphin, aggiungendo una nuova cartella di rete.

Per gli avventurosi utenti del LoneStar Network che volessero provarlo, contattatemi via mail per avere un account. Non appena saranno disponibili client di facile utilizzo per Linux/Mac/Windows pubblicherò le adeguate istruzioni, e il servizio entrerà a far parte degli strumenti a disposizione del LoneStar Network.

oxygen-gtk

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Il team di sviluppo ufficiale di Oxygen, il tema desktop principale di KDE4, ha iniziato a sviluppare un porting ufficiale per GTK, in modo da poter uniformare l’aspetto degli applicativi basati su GTK con quello dei programmi basati su QT contenuti all’interno di KDE. Hanno chiamato il progetto oxygen-gtk.

Si tratta in pratica della stessa cosa realizzata dal tema Oxygen Molecule, di cui vi ho già parlato, ma stavolta proveniente in maniera ufficiale da KDE. Ho voluto quindi provarlo per capire se ci fossero differenze o migliorie particolari.

Il tema è ancora in fase di sviluppo, e quindi non esiste un pacchetto sorgente ufficiale da scaricare, ma bisogna prelevarlo dal repository degli sviluppatori tramite git. Un’operazione comunque semplicissima:

cd /usr/src
mkdir oxygen-gtk
cd oxygen-gtk
git clone git://gitorious.org/oxygen-gtk/oxygen-gtk.git

A questo punto ci troviamo con la nostra copia dei sorgenti del tema all’interno della cartella oxygen-gtk e possiamo compattarla per farne la base di uno SlackBuild di compilazione.

cd /usr/src/oxygen-gtk
tar cvzf oxygen-gtk-git.tar.gz oxygen-gtk

Lo SlackBuild che ho creato, disponibile qui, compila questi sorgenti e crea un pacchetto che è possibile installare con installpkg. Se qualcuno decide di usarlo, faccia attenzione che il nome del tar contenente i sorgenti del tema deve essere quello sopra indicato, dato che lo script lo cerca con quel nome.

Dopo le normali fasi di compilazione

sh oxygen-gtk.SlackBuild

troveremo il pacchetto oxygen-gtk-git-[arch]-1lsit.txz da installare. Chiaramente l’arch varia a seconda che lo compiliate su sistema a 32bit o a 64bit.

Dopo averlo installato, possiamo selezionare per le nostre applicazioni GTK il nuovo tema oxygen-gtk che troveremo disponibile nel sistema. I metodi per fare questo possono essere diversi, come ad esempio editare manualmente il file .gtkrc-2.0 nella propria home directory, oppure utilizzare il pannello Stili e caratterti GTK nelle impostazioni di KDE qualora abbiate installato gtk-qt-engine.

Il risultato estetico, a mio modesto giudizio, è praticamente identico a quello di Oxygen Molecule, con una sola differenza: Molecule si preoccupa di simulare in qualche modo l’effetto gradiente sfumato che ha il tema Oxygen originale di KDE – utilizzando una bitmap in stretching sulla barra del titolo -, mentre oxygen-gtk risolve il problema annullando del tutto l’effetto gradiente per le applicazioni GTK. Questo fa si che le applicazioni siano integrate ma non abbiano esattamente lo stesso aspetto di un tipico programma KDE.

Io ho deciso di continuare a usare Molecule, almeno per adesso.

L’OpenSource dimentica Linux?

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Mi capita di notare sempre più spesso progetti OpenSource anche piuttosto blasonati che presentano i propri prodotti essenzialmente con screenshots presi su Windows o su Mac OS X. Ci avete fatto caso anche voi?

Ma non solo la presentazione estetica, spesso le features e le innovazioni vengono sviluppate primariamente sul porting Windows/Mac del prodotto, e solo secondariamente vengono rese disponibili anche nella versione Linux.

Mi viene in mente Firefox. E’ ormai evidente che tutto lo sviluppo di Firefox avviene principalmente per la versione Windows, poi per la versione Mac, e in ultimo per la versione Linux. Basta aprire il sito principale di Firefox per veder campeggiare immagini del browser prese su Windows o al massimo su Mac.

La cosa mi lascia particolarmente perplesso anche per via del fatto che a me sembra che le cose stiano esattamente al contrario, nel senso che trovo che l’estetica del desktop su Linux – principalmente con KDE4 – ormai sia talmente superiore a quella di Windows 7 e di Mac OS X da rendere insensato persino il tentativo di un confronto. E lo dico da utente che utilizza anche Windows 7, e che è giornalmente accerchiato da utilizzatori di Mac OS (sigh!).

Alcuni mesi fa fece scalpore – nell’ambito geek ovviamente – la notizia del player multimediale Songbird, progetto OpenSource di discreta fama, che ha deciso di abbandonare del tutto lo sviluppo su Linux per concentrarsi solo sugli ambienti Windows e Mac, giustificandosi col fatto che sia gli sviluppatori che gran parte degli utenti del prodotto utilizzano principalmente Windows e Mac.

E’ chiaro che, vista la pletora di applicazioni duplicate, fork di progetti, differenti implementazioni, il mondo Linux non soffre certo di penuria di applicazioni o sindrome di abbandono, ma la cosa mi sembra lo stesso alquanto singolare.

Ritengo “naturale” per un progetto OpenSource avere il proprio ambiente principale su Linux – o al massimo su *BSD, anche se in tal caso non si parlerebbe esattamente di Open Source, ma questo è un altro discorso. Che poi ci si dedichi anche alla versione Windows/Mac va bene, ma sempre con un’attenzione secondaria!

Tutti quanti sembrano aver dimenticato quando, soltanto una decina di anni fa, si profetizzava l’affermazione di Linux come principale sistema desktop, e sembrano comodamente assestati su una pacifica convivenza nel ruolo di comparsa di secondo piano, lasciando a Windows e Mac il ruolo di protagonisti.

Obscured by clouds

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La storia dell’informatica è piena di cose che avrebbero dovuto essere e poi non sono state. Nei primi anni ’80 era praticamente ovvio per tutti che UNIX sarebbe stato il dominatore del mondo dell’informatica non enterprise. E quando tutto era lì lì per accadere, spuntano le unix wars da una parte e Windows dall’altra. E Unix diventa un oscuro sistema di nicchia per i fissati della linea di comando.

Fra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, noi informatici/telematici di primo pelo, che ci trastullavamo tra modem analogici, connessioni tra i 2400 e i 57600 baud, BBS, Itapac 1421, Videotel, connessioni a internet tramite modem verso Video On Line, e altre amenità del genere eravamo in trepidante attesa dell’arrivo di internet a domicilio. La mitica ADSL, che avrebbe consentito a tutti noi di diventare provider di noi stessi, e così trasportare su internet la precedente esperienza delle BBS. Gestire il nostro sito, fornire i nostri servizi amatoriali di messaggistica, scambio file, chat e così via dicendo per la nostra cerchia di fedeli utenti seguaci, che ci portavamo dietro dal mondo Fidonet-like con la logica del nodo BBS centrale e dei point utente affiliati.

Ci immaginavamo “Sysop” della nostra BBS trasportata dal modem analogico all’ADSL, dotati del nostro dominio, del nostro indirizzo ip pubblico ufficiale, e ritenevamo naturale pensare che avremmo fornito i nostri servizi amatoriali gratuiti in maniera più veloce e agevolata dalle tecnologie internet (http, ftp, ecc.) che non dovevano far fronte ai compromessi imposti dalle connessioni modem che non erano always-on, dal costo proibitivo delle bollette telefoniche della SIP, ecc.

Poi nel momento in cui tutto questo è diventato possibile, l’ADSL ha raggiunto davvero tutti gli angoli, i costi di connessione sono diventati bassi, gli indirizzi ip pubblici si potevano ottenere con facilità, tutto quello che volevamo realizzare era già diventato una folle fissazione da geek retrogradi. Gestire il mio server sul mio pc a casa? Ma sei folle?? Non ho tempo, non ho voglia, non posso tenere il pc sempre acceso, e se poi l’adsl va giù, e se manca la corrente, e – soprattutto – chi me lo fa fare quando c‘e’ Gmail che è gratis e funziona così bene!

Siamo passati di colpo e senza nessun pentimento dall’essere assoluti gestori di noi stessi e padroni dei nostri dati all’essere utenti passivi di servizi gestiti da grosse multinazionali, che ce li concedono gratuitamente, ma in cambio del diritto di proprietà sui “nostri” stessi contenuti, del diritto di cessare o rendere a pagamento il servizio in qualsiasi momento, e di altre belle cosette.

Avevamo anche un’altra convizione una volta: che prima o poi il desktop computing avrebbe raggiunto livelli di diffusione e di funzionalità tali per cui tutti avremmo avuto la possibilità di trarre il massimo dai nostri pc senza dover impazzire per i bug, i costi e le licenze assurde di Windows e dei suoi software collegati. Immaginavamo che questo sarebbe avvenuto grazie alla mitica affermazione di Linux come sistema desktop personale (“World domination, fast.“). E poi quando tutto sembrava a un passo dall’accadere, arriva Apple. Fa un os basato su Unix, ma non lo Unix libertario e idealista della licenza GPL, bensì lo Unix del compromesso col mondo commerciale, delle licenze compatibili con i Non Disclosure Agreement, con i sorgenti chiusi, con le modifiche non ridistribuibili. Insomma, lo Unix BSD, ulteriormente infarcito da licenze proprietarie Apple. Ci mette sopra un’interfaccia gradevole, un pacchetto di servizi a tutto tondo per cui l’utente non deve pensare a nulla se non ad abbonarsi e pagare qualche euro per ogni cosa, un set di apparati collegati e intonati all’estetica (iPhone, iPod, iPad, iEverything…) e senza neanche sforzarsi troppo si piazza come diretto avversario del mondo Windows relegando il desktop Linux al ruolo di comparsa.

Ma questo non è nulla! Il Cloud Computing. E’ l’era del cloud computing. Tutto ciò che fino a ieri era normale diventa di colpo obsoleto. Tenere le tue foto sull’hard disk del tuo pc? Ma c’e’ Picasa! C’e’ Flickr! C’e’ ImageShock! E se poi vuoi farle vedere ai tuoi amici come fai? Gliele mandi in allegato via email?? Dinosauro! Le devi mettere su Flickr e pubblicarle su Facebook così i tuoi amici le vedono semplicemente. Tieni la musica sulla tua penna usb e la sposti dal pc al notebook allo stereo della macchina e al pc dell’ufficio? Nooo devi mettere tutto su Dropbox e installare il client per usarlo sui vari computer, o anzi meglio ancora! Ascolta la musica direttamente da iTunes, da Lastfm, da Grooveshark, senza scaricartela e copiarla.. non vale la pena di sbattersi tanto, quando tutto è in linea su internet!

Tutto con buona pace del fatto che però Picasa, Facebook o Flickr nelle loro condizioni di servizio scrivono che l’accesso è gratuito ma loro si riservano qualche diritto sulle cose che tu pubblichi sui loro server, come ad esempio farne un po’ quello che vogliono senza doverti chiedere il permesso 🙂 Oppure che Dropbox, Grooveshark o altri possono in qualsiasi momento chiudere, oppure diventare totalmente a pagamento e non consentirti più alcun accesso ai “tuoi” dati se non vuoi abbonarti. Eh, ma tanto non erano più tuoi quei dati, non hai letto la clausoletta? 🙂

Va da sè quindi che si profetizza l’irrilevanza del desktop da qui a breve, la morte degli applicativi desktop tradizionali, e già si taccia di arretratezza chi rimane legato all’idea del proprio client locale che scarica la posta, del proprio hard disk con le cartelle piene di file, del proprio software di editing non-web, ecc.

Beh non voglio tirarla troppo per le lunghe, e non voglio nemmeno negare la comodità e il valore aggiunto che molti di questi nuovi servizi portano con se, tuttavia anche se condivido le gioie di mettere online le mie foto o altri miei dati affinchè siano visibili da altri, non arriverò mai a considerarli sostitutivi della tradizionale archiviazione locale su dischi o su cd e dvd. Continuo a usare una penna usb per spostarmi i dati da un pc a un altro, oppure – orrore! – il normale trasferimento dati via lan, oppure – orrore doppio! – mando una email a me stesso allegando il file da trasferire.

Il cloud concettualmente è interessante e funzionale, ma come ogni altra cosa dovrebbe essere totalmente nelle mani dell’utente. L’utente dovrebbe essere il gestore e soprattutto il proprietario dei contenuti e dovrebbe poter determinare tutti gli aspetti collegati. L’unico sistema cloud che mi immagino di poter usare con convinzione è un sistema gestito e configurato da me stesso, allocato su server di mia proprietà o comunque sotto la mia totale gestione, al quale accedo solo io e chi io voglio autorizzare ad accedere, e che rende disponibili le mie informazioni solo e soltanto nei modi e ai destinatari che io decido.

KDE 4.5 + Google Chrome

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A completamento dell’articolo precedente, ecco qui qualche indicazione su come integrare anche Google Chrome nel look generale di Oxygen in KDE4.

In questo caso ci vogliono veramente pochi passi. Basta installare il tema oxygenlike-cold per Chrome e poi impostare il browser per utilizzare la barra del titolo di sistema al posto della propria.
[lg_image folder=”chrome-kde/” image=”chromekde2.png”]
Poi configurare il tema Oxygen per impostare il gradiente piatto nella barra del titolo, dato che il tema ha un colore privo di gradiente.
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Ed alla fine ecco qua il nostro Google Chrome (oppure Chromium) integrato esteticamente in KDE4!

[lg_image folder=”chrome-kde/” image=”chromekde.png”]

PS: Il mio browser preferito è e rimane Mozilla Firefox!

CC BY-NC-SA 4.0 .